San Pedro de Atacama, la porta del cielo

San Pedro de Atacama, la porta del cielo

Indicandomi l’oasi di San Pedro, mi dicono che l’ultima pioggia è arrivata sette anni fa. È durata poco, ma abbastanza per svegliare la valle e mescolare la polvere. Sotto terra c’è il cuore del deserto e lì riposa all’ombra, paziente. Il deserto è quello di Atacama, nel Cile settentrionale, incassato tra le Ande e l’Oceano Pacifico. Arrivando da sud, lungo la Panamericana, sabbia, rocce e vento asciugano ogni forma di vita poco a poco, rendendo lo scenario sempre più desolato. Molti tratti di Atacama sono completamente sterili e definiti simil-marziani.

In Cile, dove le strade si perdono nella sabbia, i cieli limpidi non hanno confini.

C’è una valle dove a memoria d’uomo non ha mai piovuto, un’altra dove la vita attende, sotto la terra

Anche per questo la presenza di San Pedro, con alberi, acqua e i suoi quasi 5.000 abitanti, ha dell’incredibile.

La Bolivia è dietro l’angolo. Basta un’ora di autobus per salire a 4000 metri ed essere scaricati davanti a una sbarra alzata, fra due casupole. Si tratta di uno dei punti di confine più alti del mondo, circondato da vulcani addormentati e laghi coperti di spuma dai colori bizzarri. Senza un fuoristrada, è impossibile procedere oltre.

Fino a non molto tempo fa, San Pedro de Atacama era poco visitata. Parliamo di turisti, naturalmente. Per quelli che, loro malgrado, si trovavano ad attraversare il deserto, la cittadina era una meta desiderata, dove trovare ombra e riposo. Poi sono arrivati i primi viaggiatori zaino in spalla e qualcuno è rimasto, aprendo una delle tante guest-house. Adesso ci vive una piccola comunità di stranieri, incantati dalla sua architettura, dalle strade che si perdono nella sabbia, dai cieli limpidi senza confini. Grazie all’altitudine, al clima e all’assenza d’inquinamento luminoso, il deserto di Atacama è anche detto la porta del cielo. Basta aggregarsi a un’escursione notturna fuori città per rendersene conto. 

Eppure il vero confine – te ne accorgi guardandoti attorno – non è quello verso la Bolivia, ma cinge direttamente San Pedro. Uscendo dal paese inizia la Valle della Luna, addirittura un altro pianeta, dove la vita si ritira e scompare in fretta. La gente del posto ne va orgogliosa e spiega che se gli Americani non sono andati sulla luna, hanno girato le immagini fra queste dune. Costeggiamo la collina sabbiosa ai piedi della quale sarebbe sceso l’Apollo 11 nel luglio del ’69. La luna vera salirà tra poco, sbucando da dietro i vulcani rossi nel tramonto. Ammirarli da qui è uno degli spettacoli più suggestivi che regala Atacama. Domando se qui è mai piovuto e mi dicono di no, almeno a memoria d’uomo. Lasciando però questa Valle, che sarebbe dunque il deserto perfetto, arriviamo in un’altra, all’apparenza del tutto uguale. Ti sembra solo. Guarda meglio. Allora mi sforzo di allungare lo sguardo sulle rocce. Ci sediamo. Carlos ed Elena, gli amici di San Pedro, raccontano che qui la vita è presente, ma sta dormendo. È il sonno trepidante e silenzioso della gravidanza.

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